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The Military Law and the Law of War Review
PUBLISHED UNDER THE AUSPICES OF THE INTERNATIONAL SOCIETY FOR MILITARY LAW AND THE LAW OF WAR

 
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Review 2017-2018 - Volume 56



Prefazione

Benvenuti al numero 56-2 della Military Law and Law of War Review, la pubblicazione di punta della International Society of Military Law and the Law of War. Durante l’anno passato la Rivista ha subito diversi cambiamenti importanti. Come i lettori potrebbero aver notato, la Rivista ha recentemente iniziato a pubblicare gli articoli accettati sulla sua pagina web dedicata (http://www.ismllw.org/REVIEW/mllwr.php), anche se in un formato non scaricabile. Questa pubblicazione online e ad accesso aperto ha lo scopo di allargare ulteriormente la platea di lettori e di consentire da subito una più ampia diffusione di articoli allo stato iniziale.

Oltre a quanto detto, gli Editors sono lieti di presentare un ricco numero della Rivista composto da cinque articoli su diversi argomenti di attualità, riguardanti prevalentemente il diritto internazionale umanitario e la legge internazionale sui diritti umani.

Nel primo articolo, Anna Khalfaoui esamina con occhio critico il concetto di assunzione del rischio da parte civile nei conflitti armati, così come proposto nel Law of War Manual del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Considerando che il concetto stesso – e la concomitante applicazione selettiva del principio di proporzionalità – non è supportato dalla legge sui Trattati o nella pratica, l’autrice sostiene che debba essere rigettato in quanto giuridicamente viziato e irto di difficoltà pratiche.

Nel secondo articolo, Alonso Gurmendi Dunkelberg dall’Universidad del Pacifico di Lima, studia il modo di in cui viene trattato il Diritto Internazionale Umanitario da parte della Corte interamericana dei Diritti dell’Uomo nei casi relativi alla condotta degli Stati durante i conflitti armati. In particolare, l’autore rileva uno sfasamento di vecchia data tra il sistema dei diritti umani interamericano e il diritto internazionale umanitario. Più recentemente, tuttavia, la giurisprudenza sembra evolvere in una direzione più positiva, poiché la Corte sta lasciando sempre più spazio alla co-applicazione del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani.

Anna Lorenzat analizza successivamente lo stato attuale del diritto internazionale consuetudinario in relazione all’uso di armi chimiche nei conflitti armati non internazionali. Considerando una serie di recenti episodi che riguardano l'uso confermato di armi chimiche, in particolare in Siria, l'autore continua a esaminare le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite e la legge sui trattati.

Un quarto contributo di Vito Todeschini, Associate Legal Advisor presso l’International Commission of Jurists, si occupa dell'importanza della cooperazione nel garantire l'efficacia delle indagini su possibili violazioni dei diritti umani e crimini di guerra nelle operazioni di pace. Rilevando una lacuna normativa nel regime giuridico esistente, l'autore propone un’interpretazione de lege ferenda che implicherebbe come gli Stati che contribuiscono alle truppe abbiano l'obbligo di concludere accordi che regolino la cooperazione investigativa.

Il quinto e ultimo articolo di Rogier Bartels, legal officer presso l’International Criminal Court (Chambers) e research fellow presso la Netherlands Defence Academy, cerca di chiarire la nozione di “parte del conflitto”. Sebbene sia presente in innumerevoli disposizioni delle Convenzioni di Ginevra e dei Protocolli Aggiuntivi, questa nozione non è tuttavia definitiva chiaramente. In particolare, tenendo conto tra l’altro della recente giurisprudenza belga relativa agli attori armati coinvolti nel conflitto siriano, Bartels indaga se e in quale misura, le (presunte) organizzazioni terroristiche possano qualificarsi come tali “parti”.

Speriamo che questo numero sia di vostro gradimento.